lunedì 14 giugno 2010

Il rapporto genitori-figli adolescenti - Verso un benessere possibile o verso la resa definitiva?

Una professione difficile quella di genitore. E lo diviene ancora di più quando i figli sono adolescenti. Ragazzi in viaggio verso se stessi. Ragazzi che sanno stupire, ferire, perdersi e ritrovarsi a modo loro, che vogliono amore ed essere amati, che sanno pretendere, abbandonare e ricriminare. Ragazzi e ragazze insoddisfatti, curiosi, irriverenti, testardi e diffidenti, vogliosi e timorosi di provare, magari di sbagliare o di farsi abbagliare. Ragazzi, a volte, tristi e disperati, che, quasi sempre, sanno crescere e cambiare.

Le domande ricorrenti che si pongono molti genitori in situazioni difficili sono:

· “cosa possiamo fare?”

· "in che cosa abbiamo sbagliato?"

· "quali sono i motivi del comportamento di nostro figlio?"

Sono noti alcuni comportamenti a rischio, apparentemente contrapposti negli adolescenti, tra cui i sentimenti di ineluttabilità, di insopportabilità degli eventi; atteggiamenti di autosvalutazione o di ipervalutazione di sè accompagnati da esagerate e fumose aspettative che vanno da un'irremovibile passività ad un frenetico attivismo che tutto tocca e niente coglie. Da qui può nascere una sensazione di vuoto interiore, una sensazione di avere tutto e non riuscire a godere di niente, con conseguente bisogno di amplificare sempre di più gli stimoli per poterne percepire il senso, il gusto. Nasce così un'ansia di rischio, di distruzione o autodistruzione che ricorda le corse in auto del sabato sera, le pietre lanciate dai ponti sulle autostrade. Centinaia di decibel nelle orecchie non bastano più, e allora si vuole acuire la sensazione con sostanze di ogni tipo. Come dice un mio caro amico "quello che non si può fare con l'anima lo si cerca nella chimica".

Altri comportamenti a cui dedicare attenzione sono le abitudini a far dipendere il proprio divertimento esclusivamente dalle cose svalutando le proprie risorse inventive e, soprattutto, emotive. Oppure l'anticipare comportamenti che vorrebbero apparire adulti, ad esempio precoci tentativi di indipendenza abitativa, affettiva, sessuale, seguiti da altrettanti repentini fallimenti. Il ragazzo, o la ragazza, sembra che diventi improvvisamente adulto. Assume in modo caricaturale tutte le sembianze di comportamento degli adulti. Questi cambiamenti grotteschi, istantanei, paradossalmente possono sedare l'ansia, in quanto contengono un messaggio gattopardesco: fingere di cambiare tutto per lasciare tutto come prima, vado, fallisco e torno.

Cosa vuol dire intervenire in queste situazioni?

Come genitori possiamo intanto notare questi comportamenti al loro nascere, farli notare ai figli, confrontarsi dentro e fuori della coppia genitoriale, per imparare a cogliere le situazioni comuni, per imparare anche dagli altri e per aiutarsi reciprocamente.

Come genitori dobbiamo imparare a non assecondare questi comportamenti, trovando il modo di contrastarli.

Contrastarli può significare provare a rendere gratificante, nel rispetto del gruppo, la vita dei singoli appartenenti alla famiglia. In questo modo i genitori potrebbero svolgere una promozione delle risorse adolescenziali almeno in tre modi:

1) favorendo la comunicazione e il confronto sulle reazioni emotive, ma anche la possibilità di individuare e verificare modalità alternative, così da ampliare il repertorio espressivo adatto a manifestarle. Ad esempio, il ragazzo che si allontana da scuola per una frustrazione subita, va aiutato ad esprimere tutti i sentimenti legati a questa situazione, così come va aiutato a trovare e provare modi alternativi di reagire all'evento, diversi dall'abbandonare la scuola, imparando a bilanciare per ogni scelta piaceri e fatiche.

2) evidenziando la connessione tra scelte e stati d'animo e sollecitando il superamento dei modi irrazionali di pensare, imparando a guardare le esperienze che si sono già avute in prima persona e quelle attraversate da altre persone, con l'obiettivo di cogliere se il gioco vale la candela.

3) stimolando la formazione di un sistema di riferimento individuale, in modo da creare i presupposti per affrontare, senza danni, gli eventi difficili .

Il sistema di riferimento individuale, l'individuazione di un proprio stile di vita rimandano alla formazione di un proprio gusto interiore. Il gusto interiore riguarda la qualità delle emozioni percepite, la capacità di provare piacere ed entusiasmo per quanto si fa. Riguarda la capacità di impegnarsi e di proseguire in ciò che dà un senso alla propria vita, che permette di coltivare sogni e di impostare progetti, di affrontare difficoltà, di superare le perdite, di andare avanti e di provare quel piacere che procura un' intima soddisfazione.

La discussione, il dialogo in famiglia non è soltanto un mezzo per sviluppare conoscenze e consapevolezze. E' anche una delle vie (rinforzata dallo stare e fare delle attività assieme, dal coltivare degli interessi comuni, ect.) per creare senso di fiducia, affetto e senso di appartenenza. E' una delle vie per creare quelle convinzioni interiori, vere forze interne che possono poi governare il comportamento. Dentro la famiglia, infatti, i figli possono via via giungere a rappresentarsi sia le attese dei genitori circa il loro comportamento e le valutazioni che ne daranno, sia l'immagine complessiva che essi mostrano di avere di loro ( e che sentiranno di non dover smentire se positiva, o di dover modificare in meglio se incerta o negativa). Queste informazioni ed attribuzioni di significato, possono venire personalizzate, divenendo parte della propria visione delle cose e del mondo, cioè vere forze interiori che aiutano la persona a tener conto dei propri valori e a produrre comportamenti ad essi coerenti anche quando si trova sola.

A questo punto è importante ricordare che nell'età adolescenziale appaiono, da un lato, irrisolti i problemi di ricerca di una propria identità e di uno svincolo dalla famiglia. E, dall'altro, emergono tendenze contrapposte di fuga/aggressività e di rifugio/dipendenza nella famiglia.

Allora è fondamentale che i genitori imparino a cogliere i cambiamenti e le specificità dell'adolescenza, per potersi orientare verso quei comportamenti e quel clima relazionale in grado di facilitare una crescita personale sufficientemente sana ed armoniosa.

Psicologia: prevenzione ed intervento - Comunicazione e Relazione Affettiva

Una comunicazione funzionale, posta ad un livello condiviso permette al genitore di conoscere ciò che i figli sanno, i loro punti di vista, per questo motivo l'ascolto dovrebbe essere empatico e non giudicante, questo permette di capire le reali richieste dei figli rispetto alle loro conoscenze dell'ambiente circostante e rispetto al sostegno che inconsciamente richiedono ai genitori riguardo alle loro scelte e ai loro comportamenti.
Anche nelle decisioni da prendere e nella definizione delle regole è importante cercare di mantenere un atteggiamento di negoziazione. L'atteggiamento più efficace, in base all'età, potrebbe essere quello di stabilire degli orientamenti, dopo averli discussi, con i figli, cercando di arrivare a delle regole il più possibile condivise, senza imposizioni troppo rigide. Nella famiglia, il dialogo e il confronto rappresentano, un mezzo per creare senso di fiducia, affetto e senso di appartenenza.
Parlare ai figli in modo da tenere aperti i canali di comunicazione permette di superare i disaccordi.
Mettersi in una posizione di ascolto può modificare molto ciò che si vuole dire e anche il modo di dirlo.
In questo caso l'intervento psicologico propone percorsi di approfondimento e miglioramento degli stili educativi e della comunicazione in famiglia attraverso un coinvolgimento attivo e concreto.
Partendo dalle situazioni di difficoltà quotidiana si possono individuare dei percorsi per facilitare la comunicazione nel rapporto educativo con i figli, entrare in empatia con loro, acquisire abilità nell'ascolto e nella riformulazione dei messaggi, saper esprimere i sentimenti, negoziare le regole, la disciplina, educare alla gestione dei conflitti.
Favorire la comunicazione, l'espressione ed il confronto sulle diverse reazioni emotive (amore, rabbia, insofferenza,tenerezza, frustrazione, affetto, passione, attaccamento, avversione, indifferenza, solidarietà, ostilità, ecc.) dei singoli membri della famiglia, permette di individuare e verificare modalità alternative di comportamento così da ampliare il repertorio espressivo verso canali più adatti e funzionali.

a cura della
Dott.ssa Letizia Maduli


Problemi di Comunicazione -La Comunicazione Genitori-Figli

Nella comunicazione familiare il dialogo, l'ascolto, l'attenzione sono gli elementi fondamentali per la crescita, lo sviluppo e la maturità dei figli.
Per instaurare una comunicazione efficace è importante partire da una dimensione di ascolto, prestando attenzione alle emozioni e alle opinioni che i figli possono esprimere.
E' una modalità di comunicazione che va costruita quotidianamente, con pazienza e attenzione, cominciando dai primi scambi verbali e non verbali.
Quando i bambini sono piccoli è importante la funzione e la modalità della comunicazione - numero di scambi, varietà di segnali, ricchezza del linguaggio - per aiutarli a sviluppare il linguaggio, le competenze comunicative e l’intelligenza.
E' fondamentale prendere seriamente quello che dice il bambino, che ha bisogno di essere ascoltato attentamente e non superficialmente.
L'essere sempre interrotto o criticato non gli permette di acquisire sicurezza nei suoi stessi pensieri e di sviluppare un buon livello di autostima, ma anche, dargli sempre ragione, lasciarlo parlare continuamente quando ha bisogno di essere contenuto, non gli permettere di sviluppare un proprio senso critico e la capacità di interpretare in modo obiettivo ed equilibrato un evento, una situazione, un argomento, ecc.
Il sostegno maggiore è dato dall'essere ascoltato fino in fondo, dal sentirsi compreso, appoggiato e contenuto e dalla possibilità di confrontarsi con l'adulto quando questi ha un'opinione diversa dalla sua.
Un aspetto fondamentale della comunicazione in famiglia è l’apertura al dialogo, infatti, è possibile uno sviluppo più armonico e sereno se c’è maggiore confidenza con i genitori e se si creano situazioni in cui è possibile per ognuno raccontare le proprie esperienze, quanto accade durante la giornata; i bambini, i ragazzi risultano emotivamente più equilibrati e socialmente maturi.

Un fase dello sviluppo che mette a dura prova la comunicazione fra genitori e figli è la fase adolescenziale. La conflittualità tra i bisogni di autonomia e di protezione dell'adolescente si esprimono all'interno della famiglia attraverso nuove e diverse forme di comunicazione sia verbali come silenzi,aggressività verbale, aumento dei conflitti, provocazioni, che non verbali come modo di vestire e di atteggiarsi, rapporto con il cibo, modalità di gestire gli spazi personali.
La fase dell'adolescenza caratterizzata da comportamenti che vanno dalla solitudine all'irrequietezza, dal rifiuto delle regole familiari (fino ad allora accettate) al rifiuto scolastico, dalle nuove richieste ed esigenze relative al desiderio di avere il motorino, di andare in discoteca, di non avere orari da rispettare, comporta delle irregolarità di condotta nel contesto familiare, che rischiano di compromettere in modo drastico la comunicazione all'interno della famiglia.

Le domande più frequenti che i genitori pongono agli psicologi c/o i nostri studi e centri di psicologia riguardo alle situazioni difficili che stanno vivendo sono:

  • non riusciamo più a capire cosa vuole
  • non riusciamo più a farci ascoltare
  • cosa possiamo fare?
  • come dobbiamo comportarci?
  • come può aiutarci uno psicologo?
  • si può risolvere il problema?
  • dove abbiamo sbagliato perchè si rivolta così contro di noi?
  • perchè si comporta così?
  • è colpa nostra?
  • perchè i miei figli sono così diversi tra loro quando ci siamo comportati con entrambi allo stesso modo?
  • perchè è così svogliato, testardo, irascibile, taciturno?
  • riusciremo di nuovo ad aver un rapporto sereno con lui/lei?
  • la situazione si può aggravare?
  • come sarà da adulto?

La comunicazione fra genitori e figli può, quindi, diventare difficile, i genitori possono sentirsi insicuri, poco informati, e i figli possono sentirsi incompresi, non ascoltati, e non trovare argomenti da condividere con i genitori.
Per i genitori è importante essere flessibili e cambiare le modalità comunicative adottate: mantenere il rapporto maturato con il figlio dall'infanzia rischia, infatti, di portare incomprensioni e continue ed esasperate richieste e provocazioni da parte del ragazzo, con il rischio di compromettere il dialogo e di rompere i rapporti

(tratto da un documento di Internet in merito alla comunicazione genitori-figli)

sabato 30 gennaio 2010

NELLA SCUOLA DELLA REPUBBLICA I GENITORI SONO RESPONSABILIZZATI IN PRIMA PERSONA

L’autonomia della scuola significa, in concreto, che ogni istituto può prendere decisioni, che prima erano predeterminate dall’amministrazione centrale. Come a dire che ogni scuola, attraverso i propri organismi, ha degli spazi di “libera scelta”, come ad esempio ampliare l’orario delle lezioni, decidere alcune attività invece di altre, spendere i soldi a disposizione per le gite scolastiche invece che per il laboratorio di informatica o viceversa.
Però, come capita in ogni settore, anche la scuola, nella misura in cui vuole essere autonoma, non può non assumersi le responsabilità di quanto decide, diventando corresponsabile, almeno in quota parte, della qualità dell’insegnamento e dei risultati che i ragazzi raggiungono. Purtroppo in molti casi dirigenti, docenti e genitori continuano a ragionare e comportarsi come se tutte le responsabilità fossero da attribuirsi solo all’amministrazione e non si potesse fare la propria parte per correggere le carenze e sviluppare le opportunità. Eppure il postulato di fondo della “teoria della qualità”, ormai adottata in tutte le organizzazione pubbliche e private, dice che tutti, in qualsiasi situazione si trovino, possono e devono migliorare, sia che si collochino nella peggiore come nella migliore posizione nella scala dei valori.
Sembra che nonostante i dieci anni trascorsi dall’introduzione dell’autonomia, le scuole continuino negli atteggiamenti di dipendenza vittimistica, tipici della vecchia scuola statalistica, dove tutto era determinato dalla quotidiana circolare ministeriale e dove era quindi legittimo attribuire al Ministro ogni responsabilità delle disfunzioni e delle inefficienze. Per cento anni la scuola italiana era da considerarsi un “ufficio extraterritoriale” con propri orari e organizzazione, indipendenti dalle comunità locali. Nessuno, nemmeno il sindaco poteva intervenire, neppure nell’utilizzare la palestra al di fuori dell’orario scolastico. L’edificio scolastico apriva alle otto e chiudeva alle quattordici, inesorabilmente per tutti, spesso sul portone vi era il cartello “vietato ai genitori entrare”.
Oggi, molto è cambiato, gli edifici scolastici sono aperti in orario extra – scolastico, permeabili alla collaborazione con i Comuni e le associazioni locali, il dirigente scolastico si rapporta continuamente con il sindaco, i genitori, poi, hanno propri rappresentanti nei Consigli di classe e di Circolo/Istituto con l’obiettivo, stabilito per legge, di “far interagire la comunità scolastica con la comunità circostante”. Eppure se molti ed evidenti sono i cambiamenti esterni, non lo sono altrettanto gli atteggiamenti interiori delle persone, che sembrano perpetuare comportamenti restii ad assumere le proprie responsabilità ed a valorizzare fino in fondo le opportunità che la nuova legislazione, di destra e di sinistra, ha messo a disposizione. Sembra che persista, radicato nell’immaginario collettivo, il vecchio archetipo di “scuola ministeriale” e non sia ancora stato recepito, a distanza di trentacinque anni, quello di una “scuola – comunità autonoma, governata democraticamente da dirigente, docenti e genitori, affidata alla corresponsabilità del Comune, della Provincia, della Regione e quindi dello Stato,” in base al principio di sussidiarietà che “attribuisce compiti e funzioni all’autorità più vicina ai cittadini, al fine di favorire l’assolvimento delle funzioni di rilevanza sociale da parte delle famiglie, delle associazioni e delle comunità [scuole]” ((legge 59/1997). Inoltre, nei prossimi mesi sarà data attuazione anche alla riforma del “federalismo fiscale” che si propone che “l’autonomia scolastica deve raggiungere la sua massima possibile espansione e che deve costituire reti formative sempre più vicine alle realtà locali e garanti dell’efficienza del sistema formativo”.
La riforma della Costituzione ha attribuito, infatti, allo Stato le competenze in ordine alle sole norme generali e ai principi fondamentali, alle Regioni invece spetta l’organizzazione ed il finanziamento degli istituti scolastici, ai Comuni l’orientamento, la continuità educativa, la prevenzione della dispersione scolastica. I singoli istituti scolastici, dotati di autonomia con fondamento costituzionale, organizzano il personale, definiscono le attività e gli orari, gestiscono il proprio bilancio, con decisioni prese nel Consiglio di Circolo/Istituto, dove sono presenti i rappresentanti dei genitori.
In veste di cittadini e di genitori non possiamo non sentirci parte della nostra scuola, corresponsabili in prima persona per migliorare il piano dell’offerta formativa, per ricercare risorse finanziarie ai vari livelli istituzionali, per cooperare nel realizzare le varie iniziative, per verificare la qualità dei risultati, che i ragazzi raggiungono sia nell’apprendimento che nel comportamento. Siamo coinvolti nel ridisegnare nella nostra mente e nel concretizzarla nella realtà la nuova “scuola di tutti”, non più nel senso tradizionale di statale, ma di “scuola della Repubblica”.
Giuseppe Richiedei

lunedì 7 dicembre 2009

La famiglia tra festa e crisi

L’INIZIATIVA. Con un dibattito promosso dall’Age sulle politiche sociali ha preso il via a Brixia Expo la prima giornata

Ammortizzatore sociale quando serve, o simbolo di una dimensione privata che la sfera pubblica può permettersi di dribblare: è la famiglia. E tra le pieghe di questa concezione «distorta» si è insinuato il dibattito «La famiglia e le politiche sociali: perché non c’è?», promosso dall’Age per la prima di «Famiglia in festa» al Brixia Expo. Una provocazione per capire come è cambiata la famiglia negli anni (il 12% è mono-genitoriale, il 18 % conta quattro componenti e il 21% tre, le convivenze sono il 4%).«Come ridefinire in modo condiviso la famiglia - chiede Giuseppe Richiedei, consigliere Age Lombardia -? Esistono 20 milioni di nuclei in Italia, eppure quando si tratta di sedersi ai tavoli di vertice e decidere, diventano fantasmi. Perché la famiglia non viene più concepita come perno di aggregazione sociale, al punto da fermare al 4% del Pil il welfare familiare italiano, rispetto alla media europea che vale il doppio».Sull’«esserci-non esserci» si è sviluppata la discussione, passando dalle politiche economiche ( il bonus famiglia ha premiato solo il 7% delle coppie con un figlio) e da una proiezione preoccupante: l’Italia rischia di conquistare il podio europeo nella classifica delle nuove famiglie povere. «E la finanziaria 2010 non dispone provvedimenti strutturali, anzi: il bonus da 2,4 miliardi è stato cancellato - sottolinea Pietro Boffi del Centro internazionale studi famiglia -. Manca una visione sistematica della famiglia, intesa come sottosistema societario».«È su due fronti che la politica deve muoversi: culturale - riconoscendo la famiglia come capitale sociale- e concreto, con misure sociali e fiscali ad hoc, come il quoziente familiare, in sinergi! a con le associazioni» - spiega la senatrice del Pd Emanuela Baio.«SI È DATO PER scontato che, essendo un’istituzione naturale, la famiglia ce l’avrebbe fatta da sola: è il pensiero di fondo che deve cambiare - rileva Margherita Peroni, consigliere al Pirellone -. La legge regionale 23/99 punta proprio sull’associazionismo familiare».A spezzare una lancia per quello che si è fatto è l’assessore provinciale Aristide Peli: «Abbiamo aumentato gli sportelli di consulenza e la partecipazione dei genitori nelle scuole». «Abbiamo anche azzerato le liste di attesa per i nidi comunali ed erogato 700 mensilità per i neo-genitori in aspettativa», aggiunge il collega in Loggia, Giorgio Maione. «Costituire una famiglia è sempre più difficile: i ruoli cambiano e le fragilità aumentano. Chiediamo politiche sociali e fiscali coordinate», chiude il presidente nazionale Age Davide Guarneri.

domenica 22 novembre 2009

La teledipendenza nel biberon

La teledipendenza nel biberon"Baby TV", una trovata consumistica molto discutibile
La nascita di "Baby TV", recentemente lanciata da Sky, rivolta particolarmente alla fascia 0/3 anni, lascia l'A.Ge. - Associazione Italiana Genitori - semplicemente senza parole, considerando l'audacia cui si giunge pur di conquistare nuove fette di mercato, soprattutto ai fini della raccolta di pubblicità. Già l'autorità francese per le Comunicazioni aveva espresso molte perplessità sulla TV per i lattanti, così come in Italia, nel 2006, il Consiglio nazionale degli Utenti aveva dichiarato che "una tv per neonati si configura solo come imbonimento e non divertimento"...
Nonostante tutto il progetto è proseguito, e l'A.Ge. ne vuole chiaramente evidenziare i rischi, perché fino a due anni un bambino non ha elaborato sufficienti attività cognitive che lo rendano capace di mediazione, di critica e di scelta.
I neonati e i bambini hanno bisogno di papà, di mamme, di fratelli e nonni con cui giocare; hanno bisogno di contatto, di manipolare, di muoversi, di sperimentare. Proprio nei primi anni si pongono le premesse per lo sviluppo del pensiero, della creatività, delle relazioni interpersonali: Baby TV non potrà che incoraggiare la passività e frenare lo sviluppo psicomotorio. A ciò si aggiungano i rischi per la salute e la predisposizione all'obesità che, secondo molti autorevoli studi scientifici, è indotta dalla prolungata esposizione alla TV. Ancora una volta l'appello è affinché i neonati e i bambini siano rispettati nel loro diritto ad essere piccoli.
L'Italia deve compiere ancora molti passi in avanti: l'Istituzione del Garante dei Minori, la piena autonomia e il rafforzamento delle Autorità di Garanzia e Tutela dei minori di fronte ai media, l'aumento di risorse per realizzare vere politiche familiari, insieme a ludoteche, "spazi genitori", aree urbane verdi accoglienti per le famiglie sono le condizioni per avere, domani, cittadini in salute psicofisica e pienamente attivi. E' necessaria, inoltre, una incisiva azione di "media education" (educazione ai media e con i media), pressoché totalmente assente nel nostro Paese.
La sudditanza alla "TV babysitter" e all'idea che il crescere dei consumi corrisponda al benessere del Paese sono solo frutto della miopia e dell'egoismo di adulti ripiegati su se stessi, che accettano l'idea di mettere al mondo creature teledipendenti, consumatori fidelizzati per i mercati di domani.

Finanziara. E' l'ora del quoziente familiare

I GIORNALI SCOPRONO LA FAMIGLIA.ORA LA PAROLA PASSA A GOVERNO E PARLAMENTO
Il quoziente familiare entri nella Finanziaria
«Dalla lettura dei quotidiani di questi giorni emerge un diffuso interesse al tema della famiglia connesso ai modelli di welfare e soprattutto alla Finanziaria di cui si è avviata la discussione parlamentare. Basti vedere quanto scrivono questa mattina Corriere della Sera, Repubblica, Sole24ore e Avvenire...» afferma Francesco Belletti, presidente del Forum.
«Non possiamo che essere soddisfatti di tanta attenzione, anche se forse tardiva rispetto ai pressanti appelli lanciati dall'associazionismo familiare ed alla volontà popolare espressa un anno fa da quasi un milione e mezzo di cittadini (Petizione per un fisco a misura di famiglia).«Crediamo che il governo abbia i numeri ed i presupposti culturali (vedi la lettera che Berlusconi ha inviato al sottosegretario Giovanardi proprio su questo tema) per avviare un processo che porti ad una fiscalità family friendly. Sia pure nella logica della gradualità chiediamo che nella Finanziaria in discussione venga introdotto un quoziente familiare (o sistema analogo) che impegni le finanze pubbliche nella stessa misura (2,4 miliardi di euro) del Bonus famiglia 2009.«Si tratta, ci sembra, di una proposta ragionevole che non implica spese ulteriori per lo Stato e che può avere un positivo impatto sul sistema economico perché favorisce i consumi delle famiglie. Confidiamo quindi che sui vari emendamenti e proposte che raccolgono la nostra proposta possa venire da maggioranza e opposizione del Parlamento un consenso trasversale. «Il Direttivo del Forum che si riunisce domani a Firenze» conclude Belletti «definirà iniziative di sostegno a tale proposta»

Daniele Nardi
Capo ufficio stampa
Forum delle associazioni familiari
LungoTevere dei Vallati 10,
00186 Roma - tel. 06.6830.9445 - fax 06.4540.5740